In contrada Incaldana nel 1911, mentre si eseguivano lavori di sterro per piantare una vigna, gli operai toccarono coi piccone una specie di masso che si rivelò poi un marmo bianco. Continuarono a scavare e con grande meraviglia videro venire fuori i due pezzi di una statua. La notizia subito si diffuse nel paese. Il proprietario del terreno informò i sindaco il quale avvertì la direzione del Museo di Napoli. Passarono due mesi senza che né i ministeri, né la sovrintendenza dessero disposizioni; visto ciò il proprietario del terreno su cui era stata ritrovata la statua, si convinse che quei pezzi rinvenuti fossero cose di poco valore e li vendette ad un antiquario per 500 lire. L’antiquario fece imballare in alcune casse gli oggetti per portarli a Roma. Ma la notizia dell’avvenuta vendita venne all’orecchio dell’ispettore della sovraintendenza che ordinò ai carabinieri di procedere al sequestro delle casse che contenevano il materiale archeologico. Tutti i reperti furono trasportati al Museo di Napoli. Qui un esperto, il prof. Spinazzoli, esaminò i frammenti e capì subito che erano tutti preziosi e che i due più grossi erano parti di un’unica statua. Egli fece subito pulire i due pezzi e ne venne fuori una statua che chiamò la “Venere di Sinuessa, attribuendola a Prassitele, grande scultore greco. La statua fu collocata nella sala del Museo Nazionale di Napoli che raccoglie le più preziose statue dell’antichità. La Venere di Sinuessa rappresenta un miracolo dell’opera statuaria greca; essa è priva del capo e della braccia, ma anche così ha un grande valore e forse adornava il tempio di una villa di Sinuessa dedicato al culto di Venere. Questa scultura risale al IV secolo a.C..

Alcuni studiosi ritengono che la villa che era stata adornata da questa preziosa statua apparteneva a Cicerone.